Etichettato: Bahia

Il fantasma di Alagoinhas, ovvero una storia che sarebbe piaciuta a Jorge Amado

Poi uno si chiede perché Jorge Amado aveva la fantasia per scrivere Dona Flor e i suoi due mariti… Ma perché a Bahia i morti interrompono il loro proprio funerale. E’ quello che è successo ad Alagoinhas, a circa cento chilometri dalla capitale Salvador. Gilberto Araujo, 41 anni, era per strada quando un collega lo chiama e gli fa: guarda che a casa tua c’è una bara, è in corso il tuo funerale! Sulle prime, a lui è parso uno scherzo di cattivo gusto, ma poi ha dovuto crederci. Arrivato a casa si è trovato di fronte alla camera ardente di se stesso. Quando è entrato dalla porta, alcuni dei presenti sono scappati in preda al terrore convinti di trovarsi al cospetto di un fantasma. Il fatto è che la famiglia aveva scambiato il cadavere di un perfetto sconosciuto con Gilberto e così se lo sono portato a casa per dargli l’estremo saluto. Era uno scambio di persona. Passato lo spavento, lacrime di gioia, soprattutto delle mamma, la signora Marina. Ora il cadavere è stato riconsegnato alla polizia, ma è senza nome, non si sa chi sia. E così gli toccherà essere seppellito sul serio.

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Cartoline dal Quinto Mondo

Ripubblico a partire da oggi alcuni dei post del blog QUINTO MONDO, che per alcuni mesi ho tenuto sul sito della rivista «E-IL Mensile» di Emergency. Purtroppo sia il giornale che il sito chiudono con la fine di luglio. E voglio conservare qui alcune cartoline da una bella avventura giornalistica che mi auguro riprenderà presto.

2 gennaio 2012
Il pescatore Severino, una papaia, i cinesi e il ferro.

Il signor Severino non sa, forse soltanto lo immagina, come diventerà il tratto di spiaggia dove pesca da trent’anni. Gli hanno detto che sorgerà un porto (in realtà saranno due, uno pubblico e uno privato) e dietro al porto un mega terminal ferroviario dove ora, quando lui si volta per proteggersi dal sole, vede solo mata atlantica e coltivazioni di cacao. Si, perché Severino, il pescatore, è nato e vive sulla Costa del Cacao, provincia di Ilheus, la città dove il padre di Jorge Amado aveva la sua fazenda e dove il figlio scrittore ambientò i suoi romanzi di sudore, terra e lotta sociale.

Questo è un tratto di Brasile di una bellezza straziante: quando si lascia Ilheus, che è un vecchio e bel porto coloniale, si prende una strada che costeggia il mare per sessanta chilometri: la strada è piana, la spiaggia le corre affianco; sono palme, case blu e ocra, colline, foresta bassa. Là in mezzo, non si vedono, ci sono alberghi, fazendas che vendono cacao e cocco, qualche cascata. Il progetto, autorizzato da Lula nel suo secondo mandato e riconfermato da Dilma Rousseff, fa parte del pacchetto di “accelerazione economica”. Si traduce: crescita, la religione dei nostri tempi. Severino la crescita la sa leggere sui rami ricurvi del cacao, che suo padre coltivava: la vede sulla lenza, quando un Pargo d’argento non ha abboccato e ha lasciato l’esca smangiata. La vede nella marea, la crescita, e nei suoi figli. Gli spiegano che la crescita sarà anche nella banchina che si spingerà, dove oggi ci sono le onde, per 4,3 chilometri nell’Oceano.

Secondo la stampa, tra i promotori del progetto sulla costa brasiliana del sud Bahia c’è un colosso asiatico, che partecipa in maggioranza in una impresa di estrazione mineraria brasiliana. Scavano ferro nella miniera di Caetité, a oltre settecento chilometri dalla capitale Salvador. Il porto servirà a esportare il ferro in Cina. Vi avevo annunciato che avrei spiegato il titolo del blog: dove Severino coglie una papaia, un cinese vedrà ferro. Anche questo è il Quinto Mondo.

Dieci anni fa moriva Jorge Amado, scrittore e uomo

«Non sono nato per diventare famoso, ne’  illustre, non mi misuro in questo modo, mai mi sono sentito uno scrittore importante, grande uomo: appena scrittore e uomo. Ragazzino della capitale, cittadino della citta’ povera di Bahia, dovunque mi trovi non sono che un semplice brasiliano che cammina per la strada, vivendo. Sono nato fortunato, la vita e’ stata generosa, mi ha dato piu’ di quanto ho chiesto e meritato. Non voglio erigere un monumento cavalcando la gloria. Che gloria? Puf!
Voglio appena raccontare alcune cose, certe divertenti, altre malinconiche, come la  vita. La vita, ahi, cosí breve navigazione di cabotaggio!».
(Tratto dall’autobiografia di Jorge Amado, Navegação de Cabotagem, traduzione di Alberto Riva)