Filippo Tuena: chi legge è circondato dai fantasmi. E anche chi scrive.

Con Ultimo parallelo che Il Saggiatore riporta adesso in libreria, Filippo Tuena, romano, classe 1953, prosegue l’indagine «tra documentazione e narrativa» che abbiamo conosciuto ne Le variazioni Reinach, nei Memoriali sul caso Schumann, ne Le galanti.  Il libro racconta la storia della tragica spedizione in Antartide di Robert Falcon Scott nel 1912. Scrittore appartato, ex-antiquario, Tuena dice: «Mi interessa la storia degli oggetti. Ognuno di loro racconta sempre qualcosa». I suoi non sono romanzi, ma una via personale all’indagine sulla memoria e sul metodo stesso della scrittura.
L’intervista su “Il Venerdì di Repubblica”

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Sandro Veronesi: «Dobbiamo imparare a guardare in faccia l’inaccettabile».

Torna in libreria a dieci anni dall’uscita XY (La Nave di Teseo), il romanzo un po’ noir, un po’ distopia, un po’ fantasy, un po’ horror in cui Sandro Veronesi immagina un mistero irrisolvibile che arriva a sconvolgere un paesino di montagna. Letto oggi, il racconto sembra una profezia di quanto sta avvenendo con la pandemia: isolamento, paura, mancanza di risposte da parte della scienza, dilagare della paranoia. «Le conseguenze più drammatiche saranno psichiche» dice l’autore toscano, sessantun anni. E parla anche nel grande successo del Il Colibrì, Premio Strega 2020.
Su “Il Venerdì di Repubblica”

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Mankell prima di Wallander: la sottile arte di raccontare una vita invisibile

Marsilio pubblica L’uomo della dinamite, romanzo con cui nel 1973 esordì lo svedese Henning Mankell. Aveva allora venticinque anni, veniva dal teatro e aveva già cominciato a viaggiare il mondo. Il successo dei polizieschi con il Commissario Wallander verrà molti anni dopo, all’inizio degli anni Novanta, ma in questo suo debutto c’è già tutta l’intensità espressiva e l’urgenza di raccontare le contraddizioni del suo tempo e della società svedese. Un ritratto dello scrittore scomparso nel 2015 a sessantasette anni. 
Su “Il Venerdì di Repubblica”

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Donatella Di Pietrantonio: «Le mie parole suggerite dalla notte»

In Borgo sud, edito da Einaudi, la scrittrice abruzzese Donatella Di Pietrantonio prosegue la saga dell’Arminuta, la storia delle due sorelle ritrovate e di un’infanzia perduta. Nella nuova vicenda le rincontriamo adulte e, dopo una nuova separazione, di nuovo insieme e alle prese con nuovi drammi. «Non ho paura di entrare nelle pieghe più fastidiose»
L’intervista all’autrice su “Il Venerdì di Repubblica”

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Pedullà: «La critica è una lotta, ma attenti al populismo del sì e del no»

Si intitola Il pallone di stoffa (Rizzoli) l’autobiografia del professore e critico letterario Walter Pedullà, giunto ai novant’anni senza perdere la voglia di leggere, i libri e la realtà sociale e politica del nostro paese. Una lunga galleria di ricordi, amicizie, lotte politiche, passioni letterarie, stroncature e avventure editoriali. 
L’intervista su “Il Venerdì di Repubblica”

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Crovi: c’è molto “giallo” sotto la pelle della letteratura italiana

Luca Crovi pubblica Storia del giallo italiano con Marsilio nella quale ripercorre la vicenda, gli autori e i personaggi di un genere che già nell’Ottocento affascinava i lettori italiani. Crovi fa emergere inoltre un aspetto interessante, e cioè che molti autori celebri si sono dilettati con il poliziesco, da Italo Svevo a Mario Soldati, passando per Matilde Serao e Carolina Invernizio. E racconta in profondità chi sono stati i grandi iniziatori del giallo moderno, da Augusto De Angelis a Giorgio Scerbanenco.
L’intervista su “Il Venerdì di Repubblica”.  

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C’è un grande narratore a Roma e si chiama Gianni Di Gregorio

Regista, sceneggiatore, attore, in Lontano Lontano (Sellerio), Gianni Di Gregorio si dimostra anche acuto autore di racconti, con uno sguardo lieve e profondo che ricorda le atmosfere di Piero Chiara (ma anche quelle dolenti di Giovanni Arpino). Nelle sue storie si avverte il sapore agrodolce, a tratti impietoso senza perdere il sorriso, di certi autori del nostri cinema, da Scola a Risi.
La recensione su “Il Venerdì di Repubblica”

di gegorio venerdi

Eric-Emmanuel Schmitt: «Scrivere? Me lo hanno insegnato Mozart e Chopin».

Nel suo ultimo romanzo uscito in Italia, Madame Pylinska e il segreto di Chopin, pubblicato come tutti i suoi libri da e/o, lo scrittore franco-belga Eric-Emmanuel Schmitt, mischia finzione e autobiografia per riandare alle origini della sua vocazione di scrittore. Filosofo di formazione, scrittore di grandissimo successo, l’autore di Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano, de Il Visitatore, di Oscar e la dama rosa, di Piccoli crimini coniugali, è il drammaturgo francese più rappresentato nel mondo, il più letto nelle scuole francesi e tra i più tradotti.
L’ho intervistato per “Il Venerdì di Repubblica”

Schmitt