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Jean-Claude Izzo vent’anni dopo: storia di un marsigliese in fuga

E’ uscita in Francia, firmata da Jean Marc Matalon, una biografia dell’autore della Trilogia di Marsiglia, Jean Claude Izzo. A vent’anni dalla sua scomparsa, in questa intervista che gli ho fatto per “Il Venerdì di Repubblica”, il biografo racconta perché il successo di Izzo prosegue ancora oggi, e getta luce anche sull’uomo «sempre in fuga».

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Addio a Henning Mankell, scrittore inquieto che ha raccontato il mondo

Henning Mankell in Africa, fonte www.henningmankell.com

Henning Mankell in Africa,
fonte http://www.henningmankell.com

Uno dei miei tanti sogni non realizzati era quello di andare a Maputo a intervistare Henning Mankell, lo scrittore svedese morto ieri a sessantasette anni, l’autore de La leonessa bianca e de Il ritorno del maestro di danza, del Cervello di Kennedy e di Scarpe italiane. All’inizio del 2014 aveva rivelato di essere malato di tumore.

Mankell trascorreva una parte della sua vita nel sud della Svezia, un’altra parte in Costa Azzurra e una parte in Mozambico, dove aveva fondato tanti anni fa un teatro, il Teatro Avenida. Avrei voluto intervistarlo in Africa e in portoghese. Nella terra che aveva eletto, che aveva scelto e di cui si era innamorato. Perché di Mankell, a parte le sue storie, mi affascinava lo stare in un posto pensando a un altro, la voglia di raccontare facce lontane, diverse, storie nate da radici non sue: la curiosità, la fascinazione per l’atterraggio, lo scrivere in un posto caldo, sotto le pale di un ventilatore, davanti a una finestra affacciata su uno spazio di cui ignori i confini, di cui ignori quasi tutto.
Sul suo sito mi ha sempre toccato una fotografia che lo ritrae in taxi, probabilmente in Africa, e dalla faccia, esausta ed elettrizzata, ho sempre voluto immaginare che fosse appena atterrato e stesse correndo verso la sua seconda casa, la sua seconda o terza vita. La scrittura di Mankell era ricca, era tutto fuorché funzionale, poiché si nutriva di questo sradicamento, di una seconda nascita che, di solito, è fatta di amore, di forti innamoramenti e anche di dolore, di piccoli dolori che sono quelli che la gente si porta negli aeroporti e nelle stazioni.

Mankell era uno scrittore pressoché inesauribile. Aveva creato il commissario Kurt Wallander e gli aveva messo sulle spalle il desiderio di fare un ritratto dell’attualità svedese, la radiografia sotto la pelle fredda e cupa, nascosta sotto il concetto di “nord” che forse Mankell aveva ben chiaro, forse perché aveva capito cosa voleva dire “sud”.
Così, quello che oggi è defnito giallo nordico, ha avuto uno dei suoi maggiori interpreti, che però è diverso da tutti gli altri. Wallander è uno dei personaggi più riusciti della letteratura contemporanea: vive nella stessa casa di Maigret e Montalbano, ma anche sullo stesso pianerottolo del Fowler dell’Americano tranquillo di Graham Greene, il cui dirimpettaio è Fabio Montale di Jean-Claude Izzo, che convive – in una coabitazione curiosa – con il Maqroll di Alvaro Mutis. Sono quasi tutti personaggi che, prestati a quello che spesso viene definito “genere” danno vita invece al romanzo di attualità, che significa economia, politica, criminalità, cronaca. Ben sapendo che tutte queste cose insieme fanno la Storia, e proprio con il piacere di raccontare la Storia Mankell esercitava il suo mestiere di romanziere.

Mankell è riuscito in qualcosa di molto difficile, e per questo lascia un grande vuoto. È stato uno scrittore impegnato senza volerlo essere. Con i suoi libri ha militato contro chi è responsabile del dilagare dell’Hiv in Africa, contro gli apartheid di qualsiasi latitudine, soprattutto contro una piaga che non smette di aprirsi: il razzismo. Amava ripetere una frase del mozambicano Mia Couto: “ogni essere umano è una razza”. E, ragionava Mankell, con ironia, “non si può essere razzisti, perchè non si può essere razzisti contro sei miliardi di razze diverse!”.

Ho cercato di nuovo quella fotografia, quella in cui Mankell è in taxi in Africa. Non la trovo più. Spero di non essermela immaginata. Potrebbe anche essere così. Farebbe parte del sogno. Eppure è l’immagine che, insieme ai suoi libri, mi è più cara. La vita sorpresa in un momento di personalissima, incomunicabile pienezza.

I miei consigli di lettura:
Il cinese
Il ritorno del maestro di danza
La leonessa bianca
La quinta donna
Assassino senza volto

L’uomo inquieto
Comedia infantil
Scarpe italiane
Prima del gelo
Il cervello di Kennedy
Mankell su Mankell (intervista) di Kirsten Jacobsen

Tutti editi da Marsilio, tranne Prima del gelo e Il cervello di Kennedy pubblicati da Mondadori.