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L’insostenibile leggerezza del giornalismo: un thriller danese da leggere

Ho finito di leggere Il fuggitivo, romanzo del danese Olav Hergel, edito da Iperborea. Lo consiglio. Ma non è stata una lettura facile, e non perché non sia un romanzo ben riuscito: lo è. Ma è un romanzo piacevolmente indigesto. Parla di una giornalista danese, Rikke, una giornalista brava e poco conformista di un quotidiano conservatore che, inviata quasi inutilmente a seguire le truppe danesi in Irak, viene rapita da un gruppo terroristico. Il copione è classico: ultimatum, video che fa il giro del mondo, un dito mozzato. Indifferenza del governo danese. Pressioni Usa. Sentenza di morte. Colpo di scena: l’aguzzino, un giovane diventato terrorista per desiderio di vendetta ma senza convizione, la libera. Tornata in patria, la giornalista decide di non rivelare il gesto del rapitore, per salvarlo da una ritorsione. Il giornale conservatore che non pubblicava i suoi articoli, di botto la riabilita a sua maggior firma e a eroina nazionale. Un collega invidioso, senza fama, però dotato di eccezionali e sbavanti doti di segugio, annusa che qualcosa, nella storia di Rikke, non quadra. E’ la sua occasione per far sapere al mondo che razza di grande cronista è. Nel frattempo, il giovane rapitore è scappato dall’Irak e si è rifugiato in Danimarca, la nazione più felice del mondo e con le leggi anti-immigrati peggiori dell’universo… Il libro è avvicente, ma soprattutto è un calice amaro in cui, con una chiarezza a tratti didascalica e militante, l’autore mette in scena lo sconfortante gioco delle parti di politica e media, il perverso meccanismo di demagogia e falsi proclami, di posizioni strumentali e nascoste mire elettorali dove l’insostenibile leggerezza del giornalismo fa la parte del leone, sia quando è scientemente al servizio della mala fede, sia quando è manipolato in virtù del diritto di cronaca. Nel contempo, Hergel lancia un avvertimento, che va oltre il caso estremo della Danimarca. Un monito sul cattivo uso dei media (sui temi del terrorismo, dell’immigrazione, dell’economia, della retorica della “crisi”) che, letto dall’Italia, risulta alquanto sinistro. Dal romanzo è già stato tratto un film di successo…

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