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Le calze di Mankell: diario di un viaggio

Ennio Flaiano scrisse che lo stile, in uno scrittore, “è una secrezione naturale”. Gli ho sempre creduto ciecamente. Si tratta di qualcosa di simile allo stile di una persona, come l’eleganza. Ricordo una frase del critico musicale brasiliano Sergio Cabral a proposito del grande sambista Cartola, una specie di George Gerswhin di Rio de Janeiro cresciuto in una favela, dove faceva l’imbianchino. Cabral iniziava un profilo del compositore così: “(Cartola)E’ stata una delle persone più eleganti che ho conosciuto”. Questa frase mi ha sempre colpito: quando poi ho ascoltato la sua musica, ho capito quello che Cabral voleva dire. Perché questo ricordo? Perché oggi El Pais pubblica un lungo diario dello scrittore Henning Mankell (nella foto da lagruyere.ch) che qui sull’Osservatore abbiamo già nominato poiché è uno dei nostri preferiti. Mankell era a bordo di una delle navi intercettate dall’esercito di Israele una settimana fa. Qui racconta la sua avventura. E sembra di leggere le pagine di uno dei suoi bellissimi romanzi gialli, e anche di quelli non gialli… Direi che Mankell è uno scrittore e basta: un grande scrittore. E anche in queste pagine di taccuino, per certi versi scioccanti, si riconosce il suo stile. Inconfondibile. Fatto di dettagli, apparentemente insignificanti, como quello delle calze che un soldato gli regala prima dell’espulsione da Israele.
Ah, perché non aprofittarne per ascoltare anche Cartola?

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