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Hector Babenco e il sogno ad occhi aperti

Con un biglietto al costo di ZERO reais (che al cambio equivale a ZERO euro) ieri sera ci siamo seduti in un bel teatro dell’Avenida Paulista, centro di San Paolo, per essistere alla piece intitolata Hell, tratta dal romanzo della francese Lolita Pille. L’adattamento del libro è di Hector Babenco e sul palco, in un quasi monologo di 70 minuti c’è Barbara Paz, ottima attrice brasiliana, che è anche la moglie di Babenco, argentino naturalizzato brasiliano, regista del Bacio della donna ragno, di Carandirù e del bellissimo Il Passato, nonché residente di San Paolo (sublime la sua definizione della città letta recentemente: «San Paolo non è una città, bensì un videogame: più punti fai, più conquisti un appartamento migliore»). Ebbene non starò qui a dire della piece, il delirio di una giovane parigina malata di griffe e cocaina, ma dirò del fatto che il teatro dove ho visto lo spettacolo (la cui regia di Babenco è conturbante) è della Sesi-Fiesp, cioé l’Associazione degli industriali di San Paolo, che ha una programmazione culturale fantastica, perlopiù gratuita. La platea, piena, era quasi tutta under 25 e mentre seguivo le reazioni televisive del pubblico, risate, fischi, applausi, urletti (soprattuttio femminili, perché in scena, insieme alla Paz, c’è Ricardo Tozzi, un bel giovanotto-giocattolo), mi sono fermato a pensare che è come se in Italia io stessi assistendo gratis allo spettacolo di un grande regista in un teatro della Confindustria. E ho riso da solo, fuori tempo, durante un momento altamente drammatico dello spettacolo. Fantascienza!
Il teatro è al piano terra di un grosso grattacielo della Fiesp e io non so neppure se la Confindustria, in Italia, c’abbia un palazzo, un sede. Immagino di si. Ma so che non ha un teatro. Non mi interessa quale sia la legge che fa in modo che, in Brasile, tutte le banche, le assicurazioni, molte associazioni come la Fiesp (esistono anche i teatri del Sesc, l’associazione del commercio), abbiano grandi centri culturali, ognuno con due tre teatri, sale da concerto, biblioteche, caffè, etc etc. Non mi interessa. So che io ero lì seduto a vedere la Paz (che è una bella attrice) e Babenco (un genaile regista), su un testo che ricorda il Bret Easton Ellis di Meno di zero: GRATIS. E scorrendo il programma (gratis) ho contato 40 persone che lavorano per il teatro della Fiesp. 40 persone. Ripeto: non mi interessa sapere che legge sia (quali vantaggiose detrazioni fiscali la Fiesp ottenga investendo in cultura), ma mi interessa sapere che in Italia una legge così semplice e decisiva non ci sia, non ci sia nemmeno il progetto, l’idea, l’intenzione. Sogno quel giorno in cui diremo: stasera vado a vedere Eugenio Barba al Centro Culturale Unicredit… GRATIS
(In alto, Barbara Paz nello spettacolo)

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