Facce di Sete/7: gli invisibili, un sorso d’acqua e un cappello

Succede ogni mattina verso mezzogiorno. Si radunano, si siedono. Poi arriva Otacilio, poi arriva anche Don Cappio. Si discute del suo sciopero. Dei cantieri. Di cosa significa quella lotta. Tu fai una foto e non sai cosa c’è dentro. Infatti è quando la riguardi che scopri quello che senza saperlo ti ha chiamato. Un tempo, quando aveva visto i suoi primi esperimenti, c’era chi diceva che la fotografia inquadrava i fantasmi. Ancora oggi, ogni tanto, da qualche angolo sperduto del Texas o della Manchuria, spunta qualcuno che dice di aver fotografato l’al di là. Ti porge le sue foto e ti indica strani aloni bianchi, macchie, striature. Saranno davvero fantasmi? Riguardando questa foto ho pensato a quelle rivelazioni… Non quelle in primo piano, seppur di profilo, ma le facce sullo sfondo: sono le facce di quelle terre, il deserto semiarido brasiliano, il grande sertao dei romanzi di Guimaraes Rosa e Messe di Sangue di Jorge Amado. Sono anche loro, per certi versi, dei fantasmi, invisibili a occhio nudo, che scopri sulla fotografia. Non gli avevi visti prima. Nemmeno tu. Si rivelano solo dopo. E nello stesso modo, poi, svaniscono.
(foto di Alberto Riva – settima puntata di Appunti di un viaggio nel Brasile profondo, ovvero cosa c’è dietro il mio romanzo “Sete” – continua…)

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