Dove mettiamo le parole?

“Non esistono sostituti dei libri, sarebbe una grande perdita se sparissero ed è anzi pericoloso pensare di poterli sostituire con qualcosa che funzioni a batterie”. Il giudizio è di Nadine Gordimer, la meravigliosa autrice di Occasione d’amore e La figlia di Burger. Intevistata dal Guardian la scrittrice sudafricana premio Nobel, 86 anni, potrebbe a questo punto rientrare facilmente nella categoria degli iPad-scettici, che non mancano. Ma non credo la questione sia così semplice: Gordimer non è contro la tecnologia, ma sottolinea ancora una volta la sacralità dell’oggetto libro: e il fatto che non dipenda da batterie né da altre tecnologie per essere utillizato. Le si potrebbe rispondere che, immaginando di dover fuggire dalla nostra biblioteca inseguiti dagli Unni, potremmo farlo con quell’oggetto in tasca portandoci dietro tanti dei nostri amati libri. Però sorge un’altra domanda: e se l’oggetto poi si rompesse? Perdermmo tutto, e definitivamente. La riflessione sorge di fronte alla febbre da iPad che sembra aver colpito la collettività mediatica e reale in questi giorni. Un ennesimo saggio di marketing gratutito fornito alla Apple dai giornali di tutto il mondo. Per quale motivo? A dire il vero non lo so, ma ho un sospetto: i giornali (i loro padroni) vedono nell’iPad l’ultima speranza di poter vendere un abbonamento surfando sul desiderio del cliente di possere un oggetto nuovo. Al cliente, forse, non importa nulla di comprare questo o quel giornale, ma importa di possedere un gadget per il nuovo oggetto del desiderio. Al sospetto si aggiunge un allarme: quando i giornali dicono di volersi rinnovare di fronte alle nuove tecnologie, non stano parlando di quello che porteranno al lettore in termini di contenuti, ma a una nuova disperata maniera di incassare qualche soldo.
(In alto la scrittrice Nadine Gordimer, foto da theage.com.au)

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  1. MagnoGreco

    Chi ama i libri, in quel modo passionale e quasi morboso in cui di solito si amano, non abbandonerà mai la vecchia carta, le orecchie sulle pagine, il profumo degli inchiostri e anche quello dell’umidità e della polvere che, poco a poco, si infila tra le fessure. Non rinuncerà allo sguardo orgoglioso che si rivolge alla propria biblioteca, alla fatale tentazione di una libreria, alle pile sul comodino.
    Credo esista nella lettura e nei lettori una forma di autoconservazione che dura ormai da centinaia di anni, molto più difficile da sradicare rispetto alla musica o al cinema.
    Poi magari ci sarà anche qualcuno che, come è successo per la discografia, avrà nel proprio IPad centinaia di titoli di cui non conosce assolutamente nulla, destinati a restare nell’anonimato di un hard disk fino al fatidico momento della deframmentazione.
    Poco male, in fondo.

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