Troppe telenovelas possono fare un certo effetto. Lei, anziana per bene del quartiere bene di San Paolo, a passaggio nel caos multicolore della metropoli più delirante del cono sud, oilà, chi ti incontra sul suo cammino? Un mendicante paralitico mezzo nudo. E cosa fa? Chiaro, chiama la polizia: ordina agli agenti di levarle “questa spazzatura, questo macaco” dal cammino. Gli agenti non ci possono credere: la dichiarano in arresto. Ovvio: è colta in flagranza di reato. Fattispecie? Razzismo, preconcetto, e altre specificazioni minori. Reato grave: in Brasile si viene spediti in guardina senza cauzione. Non sembra vero neanche a lei: son cose, dal suo punto di vista, che si vedono in televisione, magari nelle novelas delle 18, quelle in cui tragedia e commedia si miscelano in un sulfureo susseguirsi di gag incipriate, dove si gioca sottilmente con la società iperclassista: dove non c’è bacio gay (rimandato dopo le 22), dove la governante è nera e veste in uniforme carta da zucchero, dove c’è l’autista che parla male, e dove il figlio della famiglia povera fa innamorare la figlia dei ricchi (o arricchiti) dell’Avenida Paulista. Ed ecco che realtà e finzione si sono mischiate come caffé e latte. Ed ecco lei, in tutto il suo splendore, che, all’annuncio dell’arresto, reagisce: analfabeti! Un telefonino, come sempre, ha ripreso tutto.